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DONNE “IN EQUILIBRIO FRA I RUOLI, OGNI GIORNO STRAORDINARIE" Se non ora , quando? Racconti di straordinario eroismo quotidiano delle italiane che hanno fatto la Storia di questo Paese

Il “suffragio universale”, la più alta espressione democratica , è da appena 65 anni in Italia. E’ stata una conquista difficile, persino Kant e Tocqueville consideravano il “suffragio universale” un dettaglio che poteva anche mancare per i neri, per le donne e per i lavoratori. Resta innegabile però che i paesi più civili e sviluppati sono quelli a più alta rappresentanza politica femminile (verificare il dato dall’Afghanistan del burka alla Germania di Angela Merkel!).


Ma che vi sia un vulnus nella nostra democrazia è opinione di tutti. Con il suffragio universale la politica diventa il luogo in cui trovano composizione e riconoscimento gli interessi di tutti e in Italia gli interessi meno rappresentati, donne, giovani e lavoratori, sono quelli più penalizzati. E sono ancora loro, data la riduzione della capacità di spesa, legata in pari misura alla crisi globale e alle dissennate scelte finanziarie del governo, a pagare di più: meno lavoro e più precario, meno scuola, meno servizi, meno previdenza, meno risorse con una forbice sempre più larga fra ricchezza e povertà.

Quando la coperta è più corta è ancor più necessario esserci per fissare insieme le priorità. Ma le donne finora hanno delegato autoescludendosi dalla rappresentanza politica, o lasciandosi talvolta cooptare, ma mantenendo così un vincolo di riconoscenza alla compiacenza del “Principe”.

La questione femminile deve diventare una grande questione nazionale. Ma la partecipazione è ancora insufficiente: in provincia di Savona, non in una Regione arretrata, molte Giunte sono prive di rappresentanza femminile.

Ciò non può essere addebitato solo alle donne, costrette ad entrare nel mondo politico adattandosi ai linguaggi, ai tempi, ai luoghi, ai modi pensati dagli uomini per gli uomini.

E non va meglio con l’immagine delle donne italiane nel mondo: merce di scambio nelle pratiche corruttive, veline in carriera nei lettoni istituzionali: un’immagine mai così in basso nel corso della storia repubblicana, segno di un modello di sviluppo senza progresso voluto dalle destre e fondato su una competizione globale fonte di:

 

  • Disuguaglianze crescenti (si è fermato l’ascensore sociale per i più meritevoli, fatte salve le scorciatoie prospettate da Berlusconi….

  • Depredazione delle risorse

  • Riduzione del potere di controllo

  • Omologazione e “pensiero unico” senza freni e senza morale.

  • Paura, insicurezza, egoismo seminati irresponsabilmente per raccogliere consenso elettorale.

 

In particolare le donne hanno pagato di più:

 

NEL LAVORO:

Il tasso di occupazione femminile in Italia è attorno al 46% (la Liguria ha fatto meglio con il 52,60%) ma ancora lontano dal 60 % fissato dall’UE

La flessibilità occupazionale (legge 30) ha reso proprio le donne più vulnerabili e ricattabili.

L’attenzione alla condizione femminile non nasce solo da una richiesta di equità, che gli stessi articoli 3 e 51 della Costituzione impongono, piuttosto, guardando ai dati economici: i Paesi a più alta occupazione femminile (e paradossalmente anche a più alta natalità) sono quelli più ricchi. Gli economisti hanno dimostrato che l’incremento del P.I.L. può essere possibile solo aumentando l’occupazione femminile: il lavoro femminile induce un incremento del 15% in più nell’occupazione generale rispetto al lavoro maschile. Ma pur dimostrando le donne risultati brillanti nello studio e nei concorsi, sempre rara resta la presenza nei ruoli apicali della politica, della finanza, dell’economia….

 

NELLA FAMIGLIA

Le famiglie sono più piccole, più fragili, con maggiori distanze tra generazioni (per la maggiore età media al primo figlio), in maggior misura unipersonali e monogenitoriali , con maggiori carichi di assistenza degli anziani. Le persone che vivono da sole over 65 sono composte per il 34,3% da uomini e il 65,7% da donne.

 

A Roma pertanto chiederemo:

  1. Che la Conferenza Permanente delle donne del PD non si riduca alla mera attuazione di un iter burocratico previsto dallo Statuto del partito, ma si trasformi in un organismo vivo, adeguato alle esigenze dei tempi e alle domande di una società in grande sofferenza.

  2. Che si dia luogo alla realizzazione di OSSERVATORI (nazionale e regionali) con la forza di intervento nei casi di inadempienze locali del rispetto delle rappresentanze e delle autentiche competenze e del merito.

  3. Che si proceda nella realizzazione di leggi elettorali regionali di parità che prevedano non quote spesso indifendibili e foriere di malumori, ma doppie preferenze per liste di genere.